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Dinanzi all’Annunciata dipinta da Antonello da Messina nel 1476 risultano ancora più vere le parole con cui l’allora cardinale Joseph Ratzinger introduceva il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica: «Gli artisti di ogni tempo hanno offerto alla contemplazione e allo stupore dei fedeli i fatti salienti del mistero della salvezza, presentandoli nello splendore del colore e nella perfezione della bellezza. È un indizio, questo, di come oggi più che mai, nella civiltà dell’immagine, l’immagine sacra possa esprimere molto di più della stessa parola, dal momento che è oltremodo efficace il suo dinamismo di comunicazione e di trasmissione del messaggio evangelico». Ciò che è valido oggi era comunque patrimonio comune nella coscienza della Chiesa sin dall’antichità, e Antonello da Messina non fa altro se non inserirsi in questa lunghissima scia di grazia e di bellezza. Per questo dipinge la figura di Maria fissando lo sguardo sul suo mondo interiore nel quale si raccoglie come in un solo punto l’intera storia della salvezza. Nello sguardo e nei gesti di Maria, soprattutto nel suo viso, è infatti possibile cogliere insieme la promessa divina, l’attesa della sua realizzazione e la gioia del suo compimento. Maria viene definitivamente introdotta nel mistero di Cristo mediante l’annuncio dell’angelo avvenuto a Nazareth, come leggiamo al n. 9 dellaRedemptoris Mater di Giovanni Paolo II:
«La donazione salvifica che Dio fa di sé e della sua vita in qualche modo a tutta la creazione, e direttamente all’uomo, raggiunge nel mistero dell’incarnazione uno dei vertici. Questo, infatti, è un vertice tra tutte le donazioni di grazia nella storia dell’uomo e del cosmo. Maria è “piena di grazia”, perché l’incarnazione del Verbo, l’unione ipostatica del Figlio di Dio con la natura umana, si realizza e compie proprio in lei». Nel Verbo fatto uomo “tutte le promesse di Dio sono divenute sì” (cf. 2Cor 1,20) perché in quel mistero, realizzatosi in momento particolare e in un luogo altrettanto particolare, la storia, l’universo e l’umanità intera hanno la loro origine, il loro compimento, il loro senso. L’immagine dipinta da Antonello da Messina sembra rendere ragione di questo mistero. L’artista dipinge Maria come una fanciulla sorpresa nell’atto di ricevere l’annuncio della nascita di Gesù. È completamente avvolta da un velo blu e mostra un volto luminoso, dai lineamenti gentili e sereni, che risalta ancora di più sullo sfondo scuro del dipinto.
Emerge dal manto i cui lembi sono tenuti insieme da un gesto gentile della mano. Ha dinanzi a sé un leggio in cui sono scritte le profezie che in quell’istante si stanno realizzando per lei e per il mondo. Il tutto è consegnato a un assoluto equilibrio tra l’immobilità e la frontalità della scena e una rotazione appena accennata della figura. Sembra che lo spettatore abbia raffigurato Maria nel suo dialogo silenzioso con l’Arcangelo che le sta di fronte e quindi nel suo colloquio segreto con Dio. L’espressione della Vergine rivela insieme meditazione, contemplazione e riflessione. «Solamente la Vergine e l’Arcangelo! / Lo sguardo intento, e la guardata forma: / gli occhi beati, e il letiziante aspetto. / Ed abolito, intorno, l’universo», scrive Rainer Maria Rilke ne L’annunciazione a Maria. Il volto della Vergine è quello di una giovane ragazza, una donna vera, in carne e ossa. Il realismo del volto, fatto di terra e di cielo, è accentuato dal gesto delicato della mano destra protesa in avanti e appena sollevata dal tavolo, che definisce lo spazio e distanzia, raccordandoli allo stesso tempo, l’osservatore e la figura della Madonna. In quel gesto, compiuto in risposta alle parole dell’Angelo, si percepisce la propensione della Vergine e il suo “sì” incondizionato al disegno di Dio. In Lei si manifesta in pienezza la vocazione cristiana e la natura di ogni uomo che nell’ascolto e nella risposta a Dio si fa voce dell’intero creato. Come, infatti, viene ricordato nell’Invito al Convegno ecclesiale di Firenze 2015 attraverso un richiamo al pensiero di Romano Guardini, «l’uomo è designato a essere l’ascoltatore della parola che è il mondo. Dev’essere anche colui che risponde. Mediante lui, tutte le cose devono tornare a Dio in forma di risposta».
È la risposta di una vita santa e vissuta nel servizio a Dio e ai fratelli. È la risposta della lode e del rendimento di grazie, tanto che nel libro aperto sul leggio è stato riconosciuto l’inno evangelico del Magnificat. Nella scena dipinta da Antonello da Messina è presente soprattutto lo Spirito Santo, colui che ha parlato per mezzo dei profeti e che adesso, sotto forma di vento, parla al cuore di Maria – e di ogni credente – sollevando le pagine di quel libro delle grandi opere della salvezza che la Vergine sta meditando nel suo cuore. Con Maria la Chiesa attende ancora il Figlio di Dio perché nasca nel mondo di oggi, e invoca il dono dello Spirito perché renda fecondo e accogliente il tempo presente. Prega perché il suo sì sia semplice e incondizionato, come quello di Maria, e la stabilizzi non al centro del mondo, ma la ponga al suo servizio. Nella preghiera Colletta il credente, dopo aver ricordato quanto Dio ha compiuto in Maria, può dunque pregare: «Concedi anche a noi, per sua intercessione, 
di venire incontro a te in santità e purezza di spirito».