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Ritorna dal 18 al 25 gennaio 2015 la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Tema del 2015: «Dammi un po’ d’acqua da bere» (Giovanni 4, 7). 

La proposta di preghiera e di riflessione è quella di riflessione sull’incontro tra Gesù e la donna samaritana (Gv 4, 1-42). Questi giorni di preghiera quindi sono un invito a sederci attorno al pozzo di Giacobbe per chiedere, con Gesù e a Gesù, l’acqua della fiducia reciproca e dell’unità.

Stanco del cammino, Gesù si siede al pozzo di Giacobbe. Esiste ancora ai nostri giorni questo pozzo e l’ambiente naturale a cui si riferisce l’episodio. Presto arriva una donna samaritana ad attingere acqua. Appartiene a un popolo quasi pagano, disprezzato dai giudei. Con tutta spontaneità, Gesù inizia il dialogo. Non sa guardare a nessuno con disprezzo, ma con grande tenerezza: Donna, dammi da bere.

Gesù era solito sedersi quando predicava, invitava le folle a sedersi. Sedersi è fermarsi, non avere fretta, riprendere le forze, confrontarsi, riflettere e ponderare le nostre decisioni, fare o rinnovare le nostre scelte. “Sedersi come una montagna, prendere peso: essere pesante di presenza” diceva un autore spirituale. Il termine “sedersi” spesso per noi assume un significato negativo: chi si siede si adagia, si impigrisce, manca di volontà oppure viene visto dagli altri come una forma di debolezza. Sedersi, fermarsi oggi è difficile ma è un dovere fondamentale per recuperare il valore della nostra presenza, dell’ascolto, del lasciare spazio all’altro, di rendere il proprio animo accogliente. Il “dovere di sedersi” è un “dialogo a due”, sotto lo sguardo di Dio.

Il sole splendeva alto, e Giovanni, l’evangelista, lo annota. C’è come una cornice temporale al racconto: Era circa mezzogiorno , il tempo del sole alto. Un’ora inconsueta per andare ad attingere l’acqua dal pozzo. Perché la samaritana esce proprio a quell’ora? 

A mezzogiorno, nell’ora in cui l’iniziale voglia di lavorare si è già esaurita e  si sente l’aumento della fatica, nella tradizione monastica si parlava del demone meridiano che aggredisce il monaco. Il che vale, in senso figurativo, anche per il mezzogiorno della vita, quando l’entusiasmo giovanile si spegne. Evagrio il Pontico era convinto che questo demone sia il più pericoloso perché a quell’ora spesso l’uomo affaticato, disgustato e pigro non ha neppure voglia di contrapporsi a questa condizione di vita. Il mezzogiorno della vita, la crisi di mezza età fa parte della vita.  

Anche il cammino ecumenico ha il suo mezzogiorno e le sue fatiche. Questa precisazione dell’evangelista Giovanni si può leggere anche in chiave simbolica: “il mezzogiorno sarebbe l’ora proprio della rivelazione, quando il vero sole, che è Gesù, illumina con intensità l’uomo con la Parola del Padre” (G. Zevini). Dio interviene quando meno ce lo aspettiamo. Come a dire che, se Dio siede stanco al pozzo dove è attesa la donna samaritana, dove è atteso ciascuno di noi, un Dio sfinito per questo suo incontenibile inseguire, se Dio è stanco per noi, allora puoi dire che il sole splende alto. Gesù non è lontano da noi, in regioni inaccessibili. Quando la tristezza e la desolazione bussano alla nostra porta, quando siamo affaticati e abbiamo sete, se lo si chiama, il cielo scende sulle nostre, anche le più affollate. 

Abbiamo bisogno perciò di “pozzi” ove sostare, riposarci e allontanare la disputa, la competizione e la violenza, i pregiudizi e i falsi timori, di luoghi ove possiamo imparare che i veri fedeli adorano “in spirito e verità”.

Lunedì 19: per i fratelli separati d’Oriente
Martedì 20: per gli Anglicani
Mercoledì 21: per i Luterani e gli altri Protestanti d’Europa
Giovedì 22: per i Cristiani d’America
Venerdì 23: per i Cattolici non praticanti
Sabato 24: per la conversione degli Israeliti
Domenica 25: per l’unità di tutti gli uomini nella carità e verità di Cristo