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In uno degli affreschi realizzati da Domenico Zampieri, detto Domenichino, nella Chiesa di Sant’Andrea della Valle a Roma nella prima metà del ‘600, Giovanni Battista è ricoperto da un mantello rosso, un chiaro rimando alla sua testimonianza sino al martirio, ed ha ai suoi piedi un agnello. Con il braccio destro indica Gesù in lontananza, al di là di un grande albero, il quale mentre sta camminando viene quasi sorpreso dal suo gesto e volge lo sguardo verso di lui e verso i due discepoli che da lì a breve avrebbero abbandonato Giovanni per seguire il loro nuovo maestro. Sebbene la figura di Gesù occupi apparentemente una posizione periferica nell’economia dell’opera, in realtà il gesto di Giovanni e dell’angelo in alto, la postura dei due discepoli, Pietro e Andrea, e perfino l’inclinazione dell’albero posto alle spalle del Battista, indirizzano lo sguardo dell’osservatore verso Cristo. È lui che la Chiesa deve seguire ed è lui che essa deve indicare al mondo, con tutto ciò che questo comporta. È in fondo questo il messaggio contenuto nelle parole pronunciate da papa Francesco durante l’Angelus del 19 gennaio 2014: «Che cosa significa per la Chiesa, per noi, oggi, essere discepoli di Gesù Agnello di Dio? Significa mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio».
Una Chiesa ispirata alla figura di Giovanni il Battista sa e deve imparare sempre di nuovo questa verità affinché possa sempre più riscoprire la sua vocazione e la sua missione. Essa, infatti, «esiste per proclamare, per essere voce di una parola, del suo Sposo che è la parola» e «per proclamare questa parola fino al martirio» per mano «dei più superbi della terra». Il Battista le insegna che mai essa potrà impadronirsi della parola, perché la parola è un Altro che essa, con la sua predicazione e la sua testimonianza, non può che indicare. Utilizzando i termini “dietro di me…io non sono quello che voi pensate; ecco viene dopo di me uno al quale io non sono degno di allacciare i sandali”, Giovanni – aggiungeva il papa nella sua riflessione – vuole mostrare che “la parola non c’è”, ma c’è invece “una voce che indica un Altro”. Per questo il Battista indica Gesù ai suoi discepoli e li invita a seguire Lui. Nella sequela essi potranno realizzare la loro vocazione ultima e avere la salvezza. Essere cristiani significa perciò essere radicalmente uomini.
Seguire Lui, come leggiamo nell’Invito al Convegno ecclesiale di Firenze 2015, vuol dire pertanto comprendere che «la verità dell’uomo in Cristo non è opprimente e nemica della libertà, al contrario, è liberante, perché è la verità dell’amore e, come tale, “può arrivare al cuore, al centro personale di ogni uomo” (Lumen fidei 34)». Per questo nella liturgia la Chiesa prega: «O Padre, che in Cristo, agnello pasquale e luce delle genti, chiami tutti gli uomini formare il popolo della nuova alleanza, conferma in noi la grazia del battesimo con la forza del tuo Spirito, perché tutta la nostra vita proclami il lieto annunzio del Vangelo» (Colletta alternativa della II Domenica del Tempo Ordinario A). I discepoli di Gesù sono coloro che hanno ricevuto l’invito a seguire l’Agnello (cf. Ap 14,4) e a vivere la loro esistenza secondo la logica del sacrificio che comporta l’immolazione, la diminuzione, la sofferenza e la gloria. Il discepolo non può essere più del suo maestro, ma deve sapere che se hanno perseguitato Lui perseguiteranno anche coloro che lo seguono. Il credente deve perciò mantenersi integro e irreprensibile nel suo spirito, nella sua anima e nel suo corpo, per la venuta del Signore Gesù Cristo (cf. 1Ts 5,23) e in questa attesa opera per l’annunzio del vangelo e per la testimonianza resa a Cristo, così come aveva fatto Giovanni il quale «venne come testimone
per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui» (Gv 1,7). Ciascun credente è chiamato a svolgere questa stessa missione per il tempo presente pregando Dio affinché doni ai suoi fedeli «un cuore puro e generoso, per preparare la via al Salvatore che viene» (Preghiera Colletta).